Si cominciano a vedere i primi frutti della visita del Papa a Cuba. La liberazione di trentaquattro prigionieri politici, richiesta ufficialmente dal Vaticano, sembra ormai certa.Ma é ben poco, rispetto a quanto si potrebbe fare per inaugurare la "nuova era" della democrazia. Sono, infatti, circa milleduecento i detenuti per motivi di coscienza rinchiusi nelle carceri dell'isola. Alcuni di essi sono in gravi condizioni di salute, ed hanno sublto pesanti torture.
Non si conoscono ancora i nomi dei prigionieri che dovrebbero essere liberati, né i criteri che verranno utilizzati dal governo per concedere la grazia. Le storie, tutte diverse, sono unite da un comune denominatore: la negazione del libero pensiero. Chiunque, negli ultimi anni, abbia osato opporsi alla dittatura é finito sistematicamente in galera.
Un caso significativo é quello di Felix Antonio Bonne, Rene Gomez Manzano, Vladimiro Roca e Martha Beatriz Roque, attivisti del Gruppo di Lavoro per la Dissidenza Cubana. I quattro sono stati imprigionati, nel luglio scorso, per aver "osato" firmare un documento di denuncia sulle difficili condizioni di vita nel loro Paese.
Il rapporto, intitolato "La terra appartiene a noi", invitava a prendere coscienza della situazione e a reagire. "Il Partito Comunista Cubano - si legge nel documento - imponendo il sistema del partito unico, conquista un posto al fianco di Stalin, Mussolini, Hitler, Pol Pot e Saddam Hussein". Venti giornidopo la diffusione di questa denuncia, é arrivato puntualmente l'arresto.
Un'altra vittima dei soprusi di Fidel Castro é Armando Alonso Romero, ex ufficiale della marina mercantile cubana. Negli anni ottanta Romero ha dato le dimissioni per entrare nel Comitato Cubano per i Diritti Umani, un'organizzazione pacifica di dissidenti.
Nel 1991 ha lasciato l'isola per stabilirsi a Miami, insieme a sua moglie e a sua figlia.
Due anni dopo é tornato a Cuba per stilare un rapporto sulle violazioni dei diritti umani, ed é stato arrestato dalla polizia. Dopo mesi di isolamento, é stato condannato a dodici anni di reclusione per "crimini di propaganda nemica".
Un'accusa simile é stata mossa nei confronti di Jorge Luis Garcma Pirez, condannato a sei anni di carcere e vittima di atroci trattamenti punitivi: dalla privazione dell'acqua a quella della luce del sole. Pirez é uno dei "plantados", termine che viene utilizzato per definire i dissidenti che rifiutano la "rieducazione comunista". In prigione ha fondato un movimento per denunciare le terribili condizioni dei detenuti politici nelle galere cubane.Più volte condannato per reati d'opinione é il poeta Nestor Rodriguez Lobaina, fondatore del Movimento dei Giovani Cubani per la Democrazia. La sua principale "colpa" é quella d'aver ideato il progetto "Università senza frontiere", con l'obiettivo di ristabilire l'autonomia degli ambienti universitari cubani, abolita da Fidel Castro.
Un'altra storia interessante é quella di Omar Del Pozo Marrero, un medico che ha commesso il "delitto" di denunciare la verità sul sistema sanitario dell'isola. Un suo studio, intitolato "Il ruolo di un dottore a Cuba" é stato presentato nel 1998 di fronte al Gruppo di Lavoro della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite.
Condannato a quindici anni di carcere con la falsa accusa d'aver "divulgato segreti di Stato", Omar Del Pozo Marrero é attualmente in gravi condizioni di salute. Ma nonostante questo, continua a sostenere i suoi ideali di opposizione al regime. Lui, come tutti gli altri 1200 dissidenti rinchiusi nelle carceri cubane, é la testimonianza vivente di quanto disse una volta lo scrittore Ernest Hemingway: "Un uomo pur essere distrutto, ma non potrà mai essere sconfitto".