"Fidel pronto a liberare i primi
dissidenti"
3.04 p.m.
ET (1911 GMT) February 11, 1998
| by Carlo Climati, il
Roma |
Libertà in vista per sei prigionieri politici cubani. Si tratta dei
membri del
Partido Pro-Derechos Humanos (Partito per i Diritti Umani), che da
centoventi
giorni facevano lo sciopero della fame in opposizione al regime di Fidel
Castro.
Sono i frutti della visita del Papa? I primi segnali di un concreto
rinnovamento? Non ancora. Il governo ha promesso di liberare i dissidenti,
ma a
patto che lascino l'isola. A frenare i facili entusiasmi é John
Suarez,
coordinatore di "Free Cuba Foundation", organizzazione per la difesa
diritti
umani.
"Conosciamo già questa tattica di Fidel Castro - spiega John Suarez -
Il
governo libera i prigionieri politici, invitandoli all'esilio, sotto la
minaccia del carcere o di ritorsioni nei confronti delle loro famiglie.
Purtroppo, i dissidenti non potranno restare a Cuba e godere della
libertà".
Quando é iniziato lo sciopero della fame di questi prigionieri?
"Il 9 ottobre dell'anno scorso, in segno di protesta contro l'arresto di
Daula
Carpio Matas, presidente di una sezione locale del Partito per i Diritti
Umani".
Daula Carpio Matas é stata arrestata ingiustamente?
"Il governo cubano non é disposto a riconoscere altri partiti al di
fuori di
quello comunista. Gli oppositori del regime vengono messi in carcere con
l'accusa di attività criminali, che servono per mascherare le ragioni
politiche
degli arresti".
Che cosa é successo dopo?
"Gli attivisti del Partito per i Diritti Umani hanno iniziato uno sciopero
della fame per ottenere la liberazione di Daula Carpio Matas. In seguito a
questa iniziativa, sono stati arrestati ed imprigionati".
Quante persone hanno partecipato allo sciopero della fame?
"In tutto, undici persone. Ma soltanto sei, per ragioni di salute, sono
riuscite ad arrivare fino in fondo. Attualmente, sono ricoverate in fin di
vitapresso l'Ospedale
Provinciale di Santa Clara. Tra di loro c'é anche Daula
Carpio Matas".
Quando otterranno la libertà?
"La situazione non é ancora chiara. Sembra che dovranno restare in
ospedale
fino a quando non saranno ristabiliti. E poi dovranno lasciare Cuba".
La liberazione di questi dissidenti rientra nelle richieste fatte dal
Papa?
"No. E' un caso a parte. Si tratta, certamente, dei primi prigionieri
politici
che vengono liberati dopo la visita di Giovanni Paolo II. Purtroppo,
però, la
lista dei dissidenti in carcere é ancora lunga. E finora, Fidel
Castro non ha
mosso un dito in loro favore".
Quindi, la liberazione di questi dissidenti non si può interpretare
come un
segnale positivo?
"Purtroppo no. I sei dissidenti di Santa Clara stavano rischiando la vita,
dopo
centoventi giorni di digiuno. Erano diventati un caso scomodo per il
governo.
Per questa ragione, secondo me, Castro ha deciso di liberarli. Tra
l'altro,
proprio durante i giorni della visita del Papa, un vasto numero di
organizzazioni per i diritti dell'uomo ha promosso uno sciopero della fame
come
segno di solidarietà con i membri del Partito per i Diritti Umani".
Il governo, dunque, voleva evitare problemi?
"E' probabile. Dopo la venuta di Giovanni Paolo II, gli obiettivi dei
mezzi di
comunicazione sono tutti puntati su Cuba. Per Fidel Castro, adesso, é
molto più
difficile agire contro i diritti umani. E così, il governo ha scelto
di offrire
la libertà ai dissidenti in cambio dell'esilio".
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